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Di ritorno dalla nona edizione del Festival del Lavoro, nella quale ho avuto il piacere di intervenire in veste di relatore ad un convegno di alta formazione dal titolo “La fatturazione elettronica e i riflessi sull’antiriciclaggio”, organizzata dal CAF CDL nella quale lo stesso A.U. Dott. Massimo Albiani ha partecipato in qualità moderatore, ho voluto raccogliere le mie personali riflessioni sul tema della e-fattura, concepita al di là dello strumento fiscale di emissione documenti IVA, ma quale potenziale di sviluppo professionale per un’offerta diversificata e qualitativamente superiore di servizi dedicati alla clientela.

Svecchiamento, digitalizzazione, rivoluzione culturale, sono le parole chiave di questo decennio.

Rendere il bel Paese moderno e informatizzato sembra essere l’obiettivo del legislatore in questi ultimi anni. Tenere il passo con l’Europa e con le grandi realtà asiatiche e d’oltreoceano non è semplice per il nostro Paese, culturalmente tradizionale e poco incline ai cambiamenti.

Ad ogni modo il countdown è iniziato e la fattura elettronica, che dal 2019 invaderà globalmente il nostro sistema economico, sarà proprio l’innesco al processo più massiccio e coatto di digitalizzazione e informatizzazione nazionale. Diventerà infatti indispensabile possedere un PC e verrà certamente implementato l’utilizzo di e-mail e di posta elettronica certificata.

Come per tutti i grandi cambiamenti il momento dell’attesa è sempre caratterizzato da incertezze e timori. Si è parlato ampiamente della difficoltà oggettiva di una fetta di consumatori nell’approccio con la e-fattura, della sua emissione ma soprattutto della ricezione da parte di quelli non informatizzati, oltre che dei costi che molte aziende dovranno sostenere per l’acquisizione di gestionali dedicati alla massiva nuova modalità di fatturazione, laddove il software offerto dall’Agenzia delle Entrate non fosse adeguato alle esigenze dell’emittente.

Ciò che però non è stato abbastanza sottolineato è il potenziale insito nel sistema della fatturazione elettronica e nel contestuale interscambio di dati con l’Agenzia delle Entrate. Se è vero che nella fase iniziale il consumatore necessiterà del supporto del consulente per adeguarsi al nuovo obbligo, gradualmente quest’ultimo potrebbe trarne un concreto giovamento. Con l’arrivo della fattura digitale dovrebbero scomparire le registrazioni contabili e gli adempimenti legati ad esse, in quanto tutti i dati fiscali saranno acquisiti sistematicamente dall’Amministrazione finanziaria, lasciando largo il campo al consulente per occuparsi di consulenza “pura”.

La fatturazione elettronica potrebbe portare grandi benefici proprio riguardo la qualità dell’assistenza aziendale prestata, poiché si configura per il professionista l’opportunità di attingere ad un vero e proprio big data, un enorme calderone composto da infinite informazioni merceologiche oltre che fiscali. L’acquisizione in tempo reale di informazioni su vendite, tipologia di prodotti, giacenza di magazzino, favoriscono una visione tempestiva, automatizzata e particolarizzata del trend aziendale utile per indagini di mercato, business plan, situazioni economiche e patrimoniali attendibili e puntuali, per non parlare della gestione del personale peculiare e ottimizzata in considerazione dell’andamento degli affari.

L’Agenzia delle Entrate, come anticipato, sta mettendo a disposizione dei contribuenti un software gratuito per l’emissione e la ricezione della e-fattura ma, come era prevedibile, sta affiorando sul mercato un nuovo business per la gestione dei documenti fiscali digitali: si tratta di pacchetti più o meno sofisticati con un costo medio per un kit di base di 0,4-0,5 euro a fattura. Molti colossi della software house stanno mettendo a punto strumenti gestionali performanti e studiati proprio per ottimizzare e incanalare tutte le informazioni che possono essere recepite con la fattura digitale e renderle un piccolo tesoro nelle mani del management o del consulente aziendale.

Per ogni innovazione e cambiamento c’è sempre una fetta di mercato in grado, con i dovuti investimenti, di speculare sulla novità. Questa volta, grazie al supporto di applicativi “intelligenti” messi a punto dalle software house, potremmo essere proprio noi consulenti a trarne qualche giovamento, se non altro in termini di qualità del lavoro. Grazie ad un alleggerimento degli adempimenti obbligatori e alla potenziale enorme e sistematica mole di informazioni che entrerà in nostro possesso, potremmo elevare appunto la qualità della professione, puntando sulla nobile e tanto amata consulenza, nella ricerca di strategie mirate e verificabili nel brevissimo periodo. In altri termini si prefigura per noi professionisti l’opportunità di incanalare le energie e le migliori risorse intellettuali nello studio e nell’attenzione peculiare dell’affascinante mondo aziendale ed economico rappresentato dalla nostra clientela.

Lorenzo Lelli

 

Edito nella rivista di settore
The World of il Consulente” n. 90/2018
Zoom – Le riflessioni del Direttore

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